![]() |
| La mia ragazza quasi perfetta |
D: Ciao Luca, abbiamo letto con piacere il tuo libro "La mia ragazza quasi perfetta", e ci siamo subito chiesti, cosa si prova ad avere "una ragazza quasi perfetta"...
R: Beh, per prima cosa bisognerebbe stabilire quel “quasi” cosa comporti alla perfezione in oggetto – come è toccato di fare al protagonista del mio romanzo! In ogni caso, di primo acchito si potrebbe rispondere che avere una ragazza quasi perfetta comporti molta felicità e una bella dose di orgoglio (tralasciando la questione “gelosia”, che altrimenti ci porterebbe chissà dove e in chissà quali labirinti di luoghi comuni, ovvietà e quant’altro...). Tuttavia una “quasi perfezione” è certamente una condizione difficile da sostenere per chi vi si trova a contatto, che comporta un costante confronto diretto e una inevitabile comparazione, col rischio di innescare un meccanismo di perenne sfida, probabilmente anche solo inconscia, alla lunga snervante per chi non la viva in modo sagace e, per certi versi, ironico...
D: Cos'è per te la perfezione? E soprattutto, credi che esista?
R: Mi viene da rispondere solo in senso “filosofico”: una condizione assoluta quindi insuperabile, dunque un limite oltre il quale non si possa andare e, di conseguenza, raggiunto il quale non si possa che indietreggiare ovvero peggiorare... Posto ciò, non posso che sperare che una “vera” perfezione non esista, e in fondo credo che una buona condizione di perfezione sia quella che ci faccia sentire interiormente bene con noi stessi e con il mondo in cui viviamo. Niente di esteriore, comunque, quindi nulla di ciò che oggi viene spesso portato a modello di “perfezione” in modo parecchio falso e fuorviante!
D: Nel tuo libro, uscito a maggio 2010, mi è sembrato di cogliere un messaggio velato contro la discriminazione...
R: Sì, certamente. Mi pare che spesso oggi la discriminazione (in senso generale) sia un qualcosa che si generi molto vicino a noi stessi, a volte anche dentro noi stessi e verso noi stessi. Sedotti (troppo) da quei modelli a cui facevo cenno poc’anzi, piuttosto che valorizzare quanto di buono già abbiamo in noi tendiamo a inseguire “perfezioni” (appunto) che non fanno parte della nostra vita e del nostro essere, e ciò temo per una mera questione di competizione sociale, per sentirci più accettati dagli altri, magari più ammirati e – dall’altra parte - per accettare più facilmente gli altri. In questo bieco meccanismo ci casca anche Tizio Tratanti, il protagonista del romanzo: in fondo l’uniformità diffusa a quei modelli – di perfezione o quant’altro – ci mette al riparo dal contatto con la diversità, dunque con l’ostico problema dell’accettazione di questa diversità, qualsiasi essa sia. Per questo si tende a vedere (e discriminare) il diverso come peggiore di noi: e se invece fosse migliore?
D: Il personaggio principale del tuo libro, Tizio Tratanti dubita sull'esistenza degli extraterrestri, tu ci credi?
R: Sì, ci credo più di Tizio, ma lui ha ragione quando afferma che, se anche una razza aliena fosse così avanzata da poter costruire astronavi in grado di viaggiare su distanze intergalattiche, tale loro intelligenza superiore credo gli genererebbe una considerazione di noi terrestri piuttosto scarsa, tanto da preferire un contatto con altre civiltà più assennate che sicuramente esistono da qualche parte nell’Universo!
D: E' difficile per un autore emergente affermarsi nel 2010?
R: Domanda retorica, ahinoi... Lo era già nel 2000, probabilmente anche già nel 1990 e ancor prima, figuriamoci oggi e chissà quanto di più in futuro... Insomma, la situazione del panorama editoriale italiano la conosciamo tutti, e la conoscono bene anche gli stessi grandi editori: proprio per questo fanno di tutto per monopolizzare il mercato e per occupare anche quelle piccole fette dello stesso che, in condizioni normali, dovrebbe occupare la piccola/media editoria con i suoi autori nuovi e emergenti. Ed è un peccato, perchè – me ne rendo conto, ad esempio, frequentando le fiere dedicate alle piccole case editrici – lì c’è spesso una produzione editoriale di qualità veramente molto elevata, che meriterebbe quanto meno la stessa attenzione e considerazione di quella proveniente dai grandi editori se non di più, visto che è “nostrana”... In ogni caso, e a mio parere, un autore che voglia emergere non dovrebbe mai lasciare che si guasti la genuina passione per la scrittura che (spero) lo ha guidato fin dalle prime parole scritte, e con essa esprimere quanto più possibile sé stesso – voglio dire, cercando di infondere in quelle parole il proprio pensiero, la propria visione del mondo, facendo che i suoi libri diventino una sorta di appendice di carta e inchiostro della sua persona/personalità. Oppure, certamente, si può rincorrere la moda letteraria del momento e scrivere ciò che la gente vuole leggere, ma in tal caso non si è autori, non si fa letteratura, semmai si fa marketing e produzione bibliografica industriale...
D: Torniamo al tuo libro, riuscirà Tizio Tratanti a brevettare il contatore di fiocchi di neve caduti al suolo?
R: Spero di no, perché sarebbe un’invenzione talmente idiota e inutile che di certo e rapidamente troverebbe qualcuno che la produrrebbe su larga scala, diventando in breve un ennesimo gadget tecnologico da avere a tutti i costi! Per carità!
D: A quale personaggio del libro sei più legato?
R: Mi verrebbe da rispondere Sandro, il cane-filosofo di Tizio in quanto essere ancora capace di ragionare per istinti ancestrali e memorie sperimentali (l’esperienza, insomma) e non per luoghi comuni, conformismi e induzioni esterne... Ma tutto sommato rispondo Tizio, perché pur tentato dalle cose appena citate, conserva una propria particolare razionalità che gli permette di cavarsela sempre anche nelle situazioni più assurde, nonché per quella sua inattaccabile positività che gli fa vedere anche nelle evenienze peggiori un qualcosa di buono e di “sfruttabile” a proprio favore.
D: Ci sarà il seguito del libro?
R: Sì. E ho già detto troppo in merito!
D: Concludiamo questa intervista... quale domanda non ti abbiamo fatto?
R: Uhm... Non mi avete chiesto nulla – informazioni, dettagli, delucidazioni pratiche – sul cobra di Pugačëv, quella cosa tra Tizio e la sua ragazza “quasi perfetta”... Meno male, bravi, siete persone molto sagge! Grazie per questo, e grazie molte anche per questa bella intervista!
Leggi la scheda del libro di Luca Rota: "La mia ragazza quasi perfetta".

0 Lascia la tua opinione:
Posta un commento